Quando un’azienda Chiude…Tante sono le iniziative!!

L’azienda chiude? E noi ci cuciamo la cooperativa

Quando la piccola azienda in cui lavorano, in un paesino sperduto lontano dalla grande città, annuncia loro di voler chiudere i battenti, un gruppo di donne decide di non perdersi d’animo e di continuare la produzione, contando sulla propria esperienza e dando vita a una propria impresa. Inizia così un’avventura che coinvolge tutto il borgo, dal sindaco, ai mariti e fidanzati, a famiglie e amici, per realizzare la nuova fabbrica a tempo di record in una vecchia scuola tutta da sistemare ed essere pronte per gli ordinativi che già stanno arrivando.

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Non è la trama dell’ultimo pluripremiato film al Sundance Festival, ma la storia vera di Sant’Agata Confezioni, il nuovo laboratorio contoterzista tutto al femminile nato la scorsa estate a Sant’Agata Feltria, nell’entroterra della provincia di Rimini, su iniziativa di un gruppo di sarte, cucitrici ed altre ex dipendenti di un’azienda del luogo che ha cessato l’attività dopo quasi trent’anni. E’ sorta in questo modo un’impresa cooperativa che riunisce oggi 11 socie lavoratrici dai 30 ai 50 anni, guidate attualmente dal giovane presidente e amministratore unico Giulio Paci.
E’ la responsabile amministrativa Bettina Bettini a raccontare la storia di Sant’Agata confezioni, che si è rivelata una scelta vincente superando i dubbi e le difficoltà che pur inizialmente, come è naturale, potevano essere sorti fra le lavoratrici.
Da dipendenti a imprenditrici di voi stesse. Cosa vi ha spinto a creare una vostra cooperativa?
Come purtroppo sta accadendo oggi un po’ ovunque, sul lavoro si erano create condizioni difficili e in queste zone non è certo semplice trovare un’altra collocazione, le opportunità sono limitate. La prospettiva era restare a casa o trasferirsi per cercare occupazione altrove. Ci siamo dette che la cosa più importante per noi era salvaguardare il nostro lavoro, gli stipendi e i contributi. La scelta di fondare una cooperativa per proseguire la nostra attività è stata naturale. Alcune di noi lavorano in questo settore dal 1985, rappresentiamo una realtà consolidata e in questi trent’anni abbiamo acquisito una professionalità notevole. Abbiamo chiuso una fase e fatto la scelta giusta, non c’erano alternative.
Gli inizi sono stati difficili?
È stato certamente un percorso impegnativo, erano necessari investimenti per gli impianti. Grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale abbiamo avuto in comodato la ex scuola, che abbiamo trasformato nella sede della nostra azienda. Il tempo era pochissimo, avevamo l’esigenza di ripartire al più presto per non perdere le commesse. In tre settimane, nel mese di agosto, abbiamo realizzato tutto. Letteralmente: mariti, fidanzati, famiglie, amministratori… tutti ci siamo rimboccati le maniche per sistemare, imbiancare, allestire il laboratorio. Grazie all’attenzione di una banca del territorio abbiamo avuto credito e il mutuo non ci è stato negato. Abbiamo potuto acquistare macchinari, attrezzature e impianti per cui servivano circa 70mila euro. Il 16 settembre abbiamo ricominciato a lavorare.
Diventare imprenditrici vi ha costretto anche a cambiare in qualche modo prospettiva?
Ci siamo inserite in un mondo nuovo, approcciando un lavoro che conosciamo, ma da un’altro punto di vista, con maggiore responsabilità. Ci dà fiducia la sicurezza del rapporto con il committente, Marina Rinaldi. Ognuna di noi ha mantenuto il proprio ruolo.
Quali soddisfazioni vi dà il vostro lavoro?
Abbiamo già consegnato circa 8mila capi della collezione primavera-estate e siamo partite con le confezioni dell’autunno inverno, di cui facciamo assemblaggio, stiro, controllo e spedizione. Poi accade di passare davanti a una vetrina e di riconoscere un modello fatto da noi. Come è successo a me tre anni fa: ero a Parigi, ho alzato la testa e ho visto una boutique di tre piani di Marina Rinaldi. Il nostro abito era lì. Un motivo di grande orgoglio.

Giorgia Gianni

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Informazioni su Progetto Policoro Forlì

Cos’è il Progetto Policoro? È un progetto organico della Chiesa italiana che tenta di dare una risposta concreta al problema della disoccupazione in Italia. Policoro, città in provincia di Matera, è il luogo dove si svolse il primo incontro il 14 dicembre del 1995, subito dopo il 3° Convegno Ecclesiale Nazionale tenuto a Palermo. Si vuole «affrontare il problema della disoccupazione giovanile, attivando iniziative di formazione a una nuova cultura del lavoro, promuovendo e sostenendo l’imprenditorialità giovanile e costruendo rapporti di reciprocità e sostegno tra le Chiese del Nord e quelle del Sud, potendo contare sulla fattiva collaborazione di aggregazioni laicali che si ispirano all’insegnamento sociale della Chiesa.
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